Mobili antichi da restaurare? Prima chiedete al restauratore se sono davvero autentici

Se invece che di carne e ossa Silvio Tironi,  restauratore, disegnatore e scultore, fosse fatto di legno, di certo sarebbe fatto di radica e massello, le parti più nobili e resistenti delle migliori essenze. Esattamente come la sua arte, nobilitata da anni di studio ed esperienza, destinata a far resistere nel tempo gli oggetti più preziosi.  Un’arte pregiatissima, come quella della parte più preziosa del tronco per venatura e gioco di nodi, la radica appunto: un’arte talmente profonda da penetrare nel cuore dei legni più antichi, laddove si cela appunto il massello, permettendogli di salvare i capolavori in legno più preziosi ma anche più danneggiati dal tempo con la stessa precisione chirurgica di un medico chiamato a salvare una vita umana. Un’arte affinata in oltre 30 anni di attività mettendosi in gioco ogni giorno, nella consapevolezza che in un mestiere così c’è sempre qualcosa da imparare.

Cosa occorre per far bene questo mestiere? Innanzitutto moltissima pazienza

Prendendo esempio dal legno, dagli alberi e in particolar modo da due loro caratteristiche tipiche: la pazienza, che gli alberi hanno nel creare sul proprio tronco un anello anno dopo anno e che Silvio Tironi  si è imposto  nell’eseguire ogni lavoro con i ritmi più naturali, senza la fretta di finire, consegnare, incassare;  e l’umiltà, che gli alberi mettono per esempio nel donare i frutti ogni anno, senza chiedere nulla in cambio, e che il restauratore disegnatore e sculture  ha dimostrato di possedere nel proprio Dna. Accettando, per esempio, quand’era ancora garzone di bottega, i rimproveri, gli inviti a rifare, anche dieci, venti, cinquanta volte la stessa operazione, finché non fosse riuscita alla perfezione.  Pazienza e umiltà  che, insieme ai segreti del mestiere, a un’esperienza unica, ha poi messo a disposizione degli altri, una volta trasformatosi da allievo in maestro. Offrendola agli stagisti che hanno avuto la fortuna di poter lavorare con lui;  agli studenti iscritti ai corsi di restauro per i quali l’associazione artigiani di Bergamo ha voluto in che in cattedra salisse proprio quel restauratore con bottega ad Alzano Lombardo, alle porte della città. Perché insegnasse agli altri un mestiere affascinante come pochi altri e che, come gli alberi più grandi, affonda le proprie radici nei secoli. Una professione che lui, Silvio Tironi, physique du role dell’artista (con il foltissimo ciuffo castano che, in barba ai 50 anni superati da un pezzo, fa capolino da sotto il basco bohemienne) e anima di straordinario “èbèniste” (come l’avrebbero definito i francesi quattro secoli fa per distinguere il campione artigiano dal semplice falegname) svolge un po’ ovunque.

… e poi l’umiltà di mettersi in gioco ogni volta, di voler imparare ogni giorno

Nel laboratorio che si è costruito nel tempo ad Alzano Lombardo; nelle sale delle chiese, delle ville, degli antichi castelli dove è stato chiamato al capezzale di antichi mobili e sculture, soffitti e pavimenti intarsiati, portoni e finestre accomunati dal fatto d’essere oggetti unici in legno ma soprattutto di essere  bisognosi di cure per poter continuare a esibire tutta la propria bellezza. Lavori che spesso lo tengono per settimane o addirittura mesi lontano dal laboratorio di Alzano che rappresenta il suo vero e proprio rifugio, il luogo dove stare chino sul bancone da lavoro o sulla scrivania  fino a notte fonda, prima di trasferirsi nell’appartamento attiguo, realizzato nello stesso antico (non poteva essere altrimenti) edificio su tre piani a due passi dalla casa parrocchiale, dalla chiesa di  San Michele e dalla basilica di San Martino. Notti trascorse in bottega, spesso a disegnare a matita  quadri o bozzetti di sculture di cui ha rimandato la realizzazione per troppo tempo. Facendo esattamente, anche se oggi con una perizia ben diversa, ciò che aveva iniziato a fare a 11 anni dipingendo le sue prime nature morte. Il disegno del resto  è sempre stato per lui un richiamo fortissimo, al punto da convincerlo a iscriversi a una scuola d’arte, la Fantoni a Bergamo, quella più vicina a casa. Un anno di lezioni, una promozione e poi l’improvvisa decisione di mollare tutto. Per andare a lavorare a bottega, da un falegname. Stanco d’imparare? Neanche per idea: piuttosto desideroso di essere autonomo economicamente, di non dover dipendere dalla famiglia per acquistare le tele.  E poi, si era detto forse un po’ anche per rincuorare se stesso, avrebbe comunque imparato meglio sul campo, accanto a quell’artigiano di Nese, frazione di Alzano, che aveva accolto di buon grado l’idea di avere un assistente. Una scelta un po’ voluta e un po’ obbligata quella di Silvio: di certo una scelta fortunata perché quel falegname, che aveva diversi clienti proprietari di mobili antichi, non  amava troppo il restauro, preferendo la falegnameria. Perché  i restauri richiedevano molta pazienza e lui ne aveva pochissima. E così Silvio aveva avuto la fantastica opportunità di cimentarsi con i primi “pezzi d’autore”, con legni e oggetti antichi. Imparando a conoscere il legno nei suoi punti forti e in quelli deboli. Una prima importante infarinatura, un’esperienza che gli aveva consentito di imboccare al primo colpo la strada che sognava. Ma per riuscire in quella professione, tanto affascinante quanto difficile, occorreva ben altro. E così, a 18 anni, era tornato sui suoi passi e  aveva ripreso gli studi iscrivendosi al Liceo Artistico Hajeck di Milano.

L’Accademia di Brera è stata importante, andare giovanissimo a bottega ancora di più

Da studente-lavoratore, in nodo da poter fare metà giornata teoria e metà pratica e guadagnare nel contempo i soldi necessari per garantirsi la cosa più importante: la sua autonomia. Coi mobili ci sapeva fare ma anche coi libri se la cavava bene. E così dopo aver fatto insieme il  3 e 4° anno da privatista e aver superato l’esame di ammissione, si era iscritto all’Accademia di Brera. Sempre come studente lavoratore ma con la variante d’essere diventato nel frattempo anche  studente padre visto che a 19 anni era nato il figlio. Una nuova realtà da affrontare, con la necessità di  guadagnare di più. Come? Andando a lavorare nella bottega di Salvatore Brignoli, restauratore del quartiere Celadina, al confine fra Bergamo e Seriate, che aveva visto in quel ragazzo tutte le qualità per poter fare quel mestiere. Il suo primo laboratorio Silvio Tironi l’avrebbe aperto solo qualche anno più tardi, quando col diploma in tasca della scuola di scultura dell’accademia di Brera, aveva deciso di mettersi in proprio aprendo bottega nella casa paterna in via Europa 96, Nese per poi trasferirsi nella sede  definitiva: una vecchia casa su tre piani in centro ad Alzano, in via Adobati, in cui si è trasferito nel 1997. Laboratorio al pianterreno e al piano superiore studio ma anche abitazione dove trasferirsi dopo aver finito di lavorare o scarabocchiare. E dove tornare dalle tante  trasferte.

Ha restaurato soffitti, pavimenti, porte e finestre di castelli, ville, chiese…

A volte lunghissime. Come quando è stato chiamato a restaurare i soffitti del castello ColleMassari, a Poggi del Sasso in Maremma: 2000 metri quadrati di essenza di castagno e rovere da restituire all’antico splendore, un intervento a metà strada fra restauro e scultura da eseguire con sgorbie, scalpelli, asce e flessibili, sulla travatura grossa e sull’ orditura di travetti piccoli a sostegno delle piastrelle in cotto. Un lavoro durato quasi 5 anni, fermandosi in Toscana  uno o due mesi per volta, asportando chirurgicamente il legno molle esterno che era stato intaccato inesorabilmente come sanno fare le più brutte malattie con le cellule del corpo umano, riproducendo le travi sagomate che sembravano sculture come se fossero delle piccole straordinarie protesi applicate la dove era stato necessario asportare chirurgicamente. Con la differenza, rispetto a un’asettica sala operatoria, che lì aveva dovuto respirare un mare di polvere e trucioli. Uno dei tanti, importanti, lavori annotati a matita  nelle sue vecchie agende, insieme agli interventi ai pavimenti  del Museo Bagatti Valsecchi di Milano; ai soffitti, ai pavimenti intarsiati a parquet con diverse essenze lignee, con ciliegio, noce, pero, acero e mogano, ma anche ai portoncini e ai due portoni sulla facciata tutelata di Palazzo Beretta a Pavia; ai serramenti al palazzo della Ragione e ai due portoni nell’atrio della biblioteca Angelo Mai in Città Alta;  ai portoni, alle porte e ai soffitti del castello di Pagazzano; agli arredi lignei della chiesa di Adrara San Rocco…

Una perizia vi dirà se la cassapanca o il cassettone che avete sono autentici

Lavori realizzati per enti pubblici, ai quali vanno aggiunti quelli, numerosissimi, per i privati: proprietari di cassettoni, ribalte, cassapanche che in lui spesso hanno trovato non solo un esperto restauratore, ma anche un ottimo consulente per una stima del mobile, visto che Silvio Tironi è anche iscritto all’albo dei periti del tribunale di Bergamo per la valutazione di mobili pregiati. Un artigiano di fiducia al quale chiedere magari, in gran segreto, se quel pezzo acquistato era davvero autentico, come garantito dal venditore, o se invece non avesse subito qualche piccolo intervento. Consulenze che Silvio Tironi ha effettuato e continua a effettuare utilizzando, per analizzare ogni pezzo, sia la propria grandissima esperienza sia tutti gli strumenti messi a disposizione oggi dalla scienza.

… ma anche il loro reale valore sul mercato e se il gioco vale la candela

Per poi esprimere l’atteso verdetto, destinato in qualche caso a lasciare delusissimi i clienti, improvvisamente messi di fronte alla realtà d’aver acquistato un  pezzo “taroccato”, realtà fin troppo presenti sul mercato dell’antiquariato, compreso quello bergamasco. Perizie che Silvio Tironi  illustra sempre ai propri clienti con la stessa identica chiarezza che ha affascinato gli allievi dei corsi di restauro che ha tenuto dal 1993 al 1997 per l’Assoziacione artigiani via Torretta: 15 allievi per ogni corso di 50 ore, metà allievi donne e metà uomini, che in qualche caso hanno poi  deciso di seguire le orme di Silvio Tironi. Come è accaduto a un allievo di Calcio, Pierluca Azzolari, che ha lavorato per sette anni nella bottega di Alzano  prima di aprirne una tutta sua, nel proprio paese. Dopo aver imparato, da quell’insegnate straordinario anche se ogni tanto un po’ scorbutico, i segreti di questo antico mestiere: moltissima pazienza, disponibilità a mettersi sempre in gioco senza mai pensare d’essere “arrivati”  magari solo perchè si è imparato a conoscere  legni o pigmenti. Perchè le cose che deve sapere un ottimo restauratore sono infinite: partono dall’osservazione del legno per finire alla comprensione della chimica, alla capacità di fare un vero e proprio ceck up e fare una diagnosi.

Il legno è tarlato: meglio la camera a gas o le iniezioni?

Magari per decidere se per un mobile ammalato perchè infestato dai tarli è meglio il trattamento per iniezione o la  gasificazione… Perchè il restauratore è davvero come il medico. Capace di curare, a volte, oltre al corpo anche l’anima. Come ha fatto Silvio Tironi realizzando le sculture per il  monastero di Siloe, comunità benedettina nel Grossetano:  sette colonne  ricavate da altrettanti tronchi in  legno di larice donato dalla magnifica comunità di Val di Fiemme che il restauratore scultore di Alzano Lombardo ha trasformato, con la consulenza di Padre Mauro, biblista teologo del monastero,  in simboli della cristianità, intepretando i sette sacramenti.

Il Monastero di Siloe ha voluto lui per scolpire le colonne con i sette sacramenti

Sette colonne alte sette metri e sette centimetri, con base un metro e quaranta, multiplo di sette, e la formella, ovvero lo  spazio dove è scavato il simbolo, di 70 centimetri, che i monaci oggi possono vedere come prima cosa uscendo dalle celle la mattina. Un lavoro che Silvio Tironi, cresciuto nutrendo la propria anima artistica  grazie anche alla  frequentazione degli studi di artisti come Giancarlo Defendi, Gregorio Cividini, Carlo Previtali, Claudio Sugliani, custodirà sempre gelosamente in un angolo speciale del proprio cuore.

Testo realizzato da Baskerville srl 

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