Superbonus, tutto quello che in troppi vi avevano tenuto nascosto

Storia di un colossale spreco di denaro pubblico, gestito nel peggior modo possibile da una classe politica che sembra non perdere occasione per  dimostrare la propria incapacità. Se Vincenzo Vecchio, presidente nazionale di Appc, Associazione che assiste i piccoli proprietari immobiliari  oltre che “firma” di riferimento per il settore del mattone del quotidiano Il Sole24, dovesse un giorno scegliere un sottotitolo per un eventuale libro dedicato al Superbonus per la casa, questo potrebbe essere perfetto. Perché riassumerebbe probabilmente il suo pensiero  sul   maxi provvedimento che “ha determinato un trasferimento di oltre 50 miliardi di euro,  cifra mai  elargita in nessun Paese europeo a favore di una minoranza di soggetti (meno dello 0,6 per cento dei proprietari di immobili), con  norme che lo hanno introdotto talmente poco chiare e talmente lacunose da rendere  necessaria l’emanazione in meno di 18 mesi  di ben 14 mesi provvedimenti modificativi, accompagnati da centinaia di circolari e risoluzioni, senza che, pur  in previsione di un esborso di denaro pubblico  colossale, nessuno abbia pensato a prevedere una serie di controlli adeguati, affidandoli a improbabili asseverazioni da parte dei tecnici”.  Fatti (e non parole ne, tantomeno, fake news, che Vincenzo Vecchio) ha messo nero su bianco, in un suo lungo “promemoria”  sulla vicenda Superbonus (appunti magari per editare davvero un domani un libro?) insieme ad alcune riflessioni su possibili, pesantissimi “effetti collaterali” del maxi piano per il recupero energetico e per la diminuzione del rischio sismico degli edifici abitativi in scadenza a fine 2023 che si preannunciano all’orizzonte .  Effetti devastanti “in termini di efficienza energetica, di aumento dei costi di produzione (per inflazione da domanda), di qualità degli interventi, di contenzioso giudiziario-fiscale e di impegno finanziario che scopriremo con il tempo”, come spiega Vincenzo Vecchio, confermando non solo il disastro normativo (con mesi passati dai “guidatori” della macchina della burocrazia a modificare norme evidentemente “improvvisate”, creando montagne di carte valide solo a non far capire più nulla a proprietari ma anche professionisti del settore), non solo la carenza assoluta di controlli, a tutto vantaggio  della parte peggiore del Paese, ma denunciando anche a chiare lettere  come “il Superbonus nelle due modalità di eco e di sisma abbia avuto effetti distorsivi sul sistema dei prezzi che sono aumentati a fronte di una offerta sostanzialmente rigida e che ha risposto nell’unico modo possibile: l’aumento del prezzo. Favorendo così  la moltiplicazione di speculazioni,  generando dei super profitti enormi a favore dei General Contractor, nati come funghi,  che hanno spuntato sconti da imprese (spesso create per lucrare sui super bonus) e professionisti intorno al 30 per cento  sul prezzo pagato dallo Stato”, prosegue Vincenzo Vecchio spiegando che “se si tiene conto che su un super bonus del 110 per cento, il 10 per cento è andato al sistema finanziario (banche, poste ecc.) e il 32 per cento al “mediatore” nella gestione dell’appalto, è evidente come l’enorme quantità di ricchezza abbia avuto un effetto limitato sui beni reali e sui servizi del settore edilizio.  E l’aspetto politicamente più preoccupante”, denuncia ancora la “firma immobiliare del quotidiano economico di Confindustria, “ è che solo pochi ne hanno usufruito  che e le risorse pagate da tutti i contribuenti sono state distribuite casualmente senza tener conto della vetustà degli edifici e a vantaggio prevalentemente dei redditi medio alti. Certo costruttori e professionisti sostengono la bontà del provvedimento, ma è come chiedere all’oste se il vino è buono”, prosegue il “J’accuse” contro il Superbonus del presidente dell’Appc, “ e quando tireremo una riga e presenteremo il conto finale a milioni d’italiani che di questa opportunità non hanno goduto o potuto godere, anche per colpa di una burocrazia capace di far “fuggire” alla prima lettura, è fin troppo facile ipotizzare che a molti verranno i brividi.   Molti fra coloro, s’intende, che sognano ancora un Paese dove il denaro pubblico non venga gettato via per incapacità, per interessi non certo del Paese”. Un finale da brividi obbligato, che era fin troppo facile prevedere fin dall'”inizio della storia”, con “nessuna priorità oggettiva  data per decidere chi dovesse beneficiarne, per  esempio privilegiando prima gli edifici più vecchi e le categorie catastali meno pregiate, i condomìni anziché le villette, ecc”, prosegue Vincenzo Vecchio puntando l’indice accusatore contro  “la decisione di “ditribuire a pioggia” il Superbonus , che  ha avuto come effetto il trasferimento di una mole enorme di risorse alla parte di popolazione che si colloca nelle fasce alte del reddito, soprattutto nelle aree residenziali e urbanisticamente pregiate del nord. E lo stesso, anzi  in verità  peggio, si è fatto con il Superbonus facciate sino allo stop del novembre 2021, con i contratti proposti dai General contractor ai committenti, soprattutto condomìni, spessissimo  contratti capestro con clausole vessatorie, senza garanzie per gravi i vizi costruttivi che sicuramente in tantissimi casi emergeranno e che vedranno spesso edifici ancora più degradati di quello che erano prima dell’intervento. E, ancora, “, prosegue sempre il presidente di Appc, “ci sono le delibere condominiali, spesso assunte in fretta e senza avvalersi di idonee consulenze legali e tecniche, che si prestano a vizi a volte radicali sui quali tutti hanno soprasseduto per non perdere la ghiotta occasione del tutto, apparentemente, gratis. Abbiamo visto anche contratti che normalmente prevedevano la deroga al foro competente, la totale libertà nel sub appalto, la possibile cessione integrale del contratto e delle penali per i ritardi al limite del ridicolo (50 euro al giorno per appalti di milioni di euro). Solo con gli ultimi provvedimenti è stato introdotto quanto meno l’obbligo del rispetto dei contratti collettivi di lavoro in edilizia”. E, come se tutto questo da solo non bastasse, ecco l’ennesima “prova” che sembra condannare senza appello il Superbonus: l’efficienza energetica. “Ora è caduto infatti anche l’ultimo tabù che aveva ispirato e motivato il Superbonus: l’efficienza energetica e la salvaguardia dell’ambiente. E a dirlo è un  recente studio Della Banca d’Italia che ha fatto vedere a tutti che il Re è nudo. Uno studio, per l’esattezza il numero 720 del 18 ottobre scorso, che  fa un’analisi impietosa sui presunti benefici ambientali derivanti dall’impiego di 13,95 miliardi di euro del Pnrr e che dovrebbe ridurre le emissioni di Co2 di 0,667 milioni di tonnellate entro il 2027″, Con la precisazione che ” dei miliardi impiegati dallo Stato per i super bonus è solo questa la parte che viene finanziata dall’Europa” e che dunque per il resto  “sono risorse finanziarie che dovranno essere reperite da altre fonti. Con nuove tasse, debito pubblico, riduzione di altre spese, incremento del Pil”. Uno studio quello citato dalla firma del quotidiano economico di Confindustria, e curato, da Matteo Alpino, Luca Citino e Federica Zeni, “pubblicato in lingua inglese ragione per cui  ha forse avuto  poca attenzione”, ma che a chi con grande attenzione l’ha letto, ha fornito più d’una ragione per vedere una possibile tempesta all’orizzonte.  “Premesso che non è uno studio  specifico e limitato al super bonus, ma all’insieme degli interventi finanziati per la transizione ecologica, con  un’analisi dei costi-benefici degli investimenti green contenuti nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza calcolando i benefici futuri attualizzati in termini di riduzioni attese delle emissioni utilizzando varie stime del costo sociale del carbonio messi a confronto  con il costo dell’investimento”, conclude Vincenzo Vecchio,  e che le  pagine  dedicate all’Efficienza energetica e ristrutturazione degli edifici sono appena due, va detto che in quello spazio limitato sono viene raccontato molto.  E molto preoccupante. Già, perché nelle due paginette si legge che  se è vero che “due sono gli obbiettivi che il provvedimento si era posto con il Super Bonus e l’impiego dei 13,5 miliardi del Pnrr: ridurre le emissioni di gas serra e stimolare l’attività economica nel settore delle costruzioni che ha grandi effetti moltiplicatori della spesa pubblica”, è altrettanto certo che la  conclusione sul primo obbiettivo  risulta impietosa: “Il Superbonus non è conveniente per contrastare il cambiamento climatico”. A questo punto, prima che sia troppo tardi,  non resta che porsi una domanda: come superare i guasti del superbonus senza interrompere gli investimenti? “Quello del Superbonus è una delle questioni che il Governo appena nato dovrà affrontare con urgenza e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo aveva già preannunciato nel corso della campagna elettorale”, è la risposta di Vincenzo Vecchio.  Governo che “certo non potrà ignorare le grandi carenze e distorsioni generate da un provvedimento nato male e gestito peggio (come affermato dal ministro Giorgetti, “drogando un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata e  facendo salire i prezzi e contribuiamo all’inflazione”) almeno sino all’arrivo di Mario Draghi che ha tentato di limitarne i danni. I possibili antidoti contro gli “effetti collaterali” del Superbonus? Si può e si deve   equilibrare la giusta aspettativa (spesso illusione indotta da venditori di fumo) con il rigore dei conti pubblici, e far capire che la spesa pubblica eccessiva dovrà prima o poi essere pagata e come sappiamo il settore immobiliare è quello in cui è più facile intervenire tartassandolo. Occorre mettere subito mano ai vari bonus trasformandoli radicalmente e rivedendo le norme dell’istituto condominiale che disciplinano le deliberazioni in merito alle spese straordinarie  sbloccando ulteriormente le cessioni, ma ponendo dei limiti alle truffe e all’incremento dei prezzi.  Contestualmente occorre studiare un sistema di incentivazione strutturale nel settore del recupero edilizio: l’edilizia da sempre è il settore che determina i migliori effetti sul sistema economico e sulla occupazione. I controlli burocratici invasivi non solo sono inutili, ma sovente sono lo strumento di incentivazione della truffa. Il controllo migliore lo potranno fare i fruitori del beneficio fiscale ma solo se  verranno però responsabilizzati e se una parte degli oneri rimarrà a loro carico: senza responsabilità non c’è libertà e non c’è neppure giustizia sociale ed equità. Appc  ha lanciato una proposta seria, che va approfondita, ma che ha già trovato attenzione nel mondo accademico: un nuovo “Piano Fanfani” diretto non alle nuove costruzioni, ma al recupero del patrimonio edilizio (non solo abitativo) in degrado. Quel piano permise la realizzazione in tempi molto brevi, meno di 10 anni, di 2,5 milioni di vani. E’ quella l’esperienza a cui ispirarsi.  Un prestito di almeno 40 anni a zero interessi e con una ridotta detrazione fiscale sull’intero intervento. Il tutto preceduto da una seria riforma dell’istituto condominiale. che  va inteso non come strumento di conservazione dell’esistente, ma come istituto giuridico innovativo che agevoli la proprietà edilizia ponendo come obbiettivo la salvaguardia dell’aspetto estetico architettonico, la sicurezza, il rispetto dell’ambiente, la vivibilità delle città e il risparmio energetico”.

pubblicato il 23 Gennaio 2023 da
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