In ufficio si lavora meglio? Il merito
è anche di chi lo ha “neuroarredato”

“Il mio ufficio è la mia mente”, diceva Albert Einstein. Una frase semplicemente perfetta per “raccontare” un convegno dedicato a far comprendere come un ambiente di lavoro possa influire sul benessere psicofisico di una persona. In questo caso grazie al suo arredo. Già, perchè  al centro del  convegno in questione, andato in scena alla Fiera di Bergamo sabato 22 novembre,  c’è  stato il mondo del neurodesign,  ovvero il design che applica le neuroscienze. Un’imperdibile opportunità  per  scoprire come “l’ufficio” può influenzare le funzioni cerebrali, le emozioni e il comportamento dal titolo “A Human-Centered Workplace – Le neuroscienze e il design degli spazi di lavoro”  con la partecipazione di esperti del mondo accademico e professionale impegnati nella ricerca di nuovi modelli progettuali orientati proprio al benessere cognitivo ed emotivo delle persone, alla creazione, integrando principi di psicologia e neuroscienze, di ambienti empatici che supportino l’utente, attraverso fattori come la luce naturale, l’uso di forme, colori e materiali. Un appuntamento organizzato in occasione del Salone del Mobile di Bergamo in collaborazione con la  Fondazione e l’Ordine degli architetti di Bergamo, che vha visto protagonisti Davide Ruzzon, dell’Università Iuav di Venezia, pronto a mettere a fuoco“ la trasformazione in corso nei luoghi del lavoro, dove la produttività non si misura più soltanto in termini di efficienza, ma di qualità dell’esperienza, con gli ultimi anni, che hanno visto la la disponibilità di nuove tecnologie e l’esigenza di maggiore flessibilità tra vita e lavoro – emersa con forza durante la pandemia – che hanno ridefinito le priorità delle organizzazioni”,

La psicologia ambientale e le scienze cognitive diventano “alleate” degli architetti

creando uno scenario in cui “la psicologia ambientale e le scienze cognitive offrono strumenti inediti per comprendere come lo spazio fisico influenzi il benessere mentale, le relazioni e la capacità di concentrazione”.  “Il benessere negli spazi lavorativi” è stato invece il titolo dell’intervento di  Cinzia Di Dio, neuropsicologa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che ha guidato la platea alla scoperta delle strade della percezione sensoriale e della risposta emotiva agli ambienti e su come possono incidere direttamente sullo stato psicologico dei lavoratori.

Così l’ambiente dove trascorriamo buona parte del tempo diventa”empatico”

A spiegare poi come “arredare” l’ambiente di lavoro perchè la sua influenza sia positiva è stato chiamato invece  l’architetto e ricercatore Antonio Sorrentino (Università La Sapienza di Roma) che ha presentato “La cognizione incarnata e l’organizzazione dello spazio per l’ufficio”, dimostrando come anche uno spazio possa essere empatico grazie a soluzioni progettuali capaci di favorire attenzione, appartenenza e collaborazione.  Tutti concetti pronti a essere “dimostrati” con “casi concreti” come quelli narrati da un altro architetto, Stefano Caglioni, nel suo intervento dal titolo assolutamente esplicativo: “Esperienze di benessere negli spazi di lavoro”. Casi concreti come anche quello al centro dell’ultimo intervento prima del dibattito aperto: quello di Marco Lo Giacco con la presentazione della nuova sede di Deutsche Bank in Lussemburgo.

La “cura” per migliorare la salute mentale è a base di forme, colori, luci, materiali e layout…

“Un caso pilota esempio di integrazione tra standard internazionali di sostenibilità e benessere e approccio neuroscientifico alla progettazione” come è stato sottolineato  in chiusura di un evento capace, come hanno  commentato in molti fra gli ospiti,  ” di offrire l’opportunità di approfondire come forme, colori, luci, materiali e layout possano diventare veri e propri strumenti per migliorare la salute mentale e la qualità della vita negli ambienti lavorativi”. Impedendo che  molti spazi di lavoro diventino come “alcuni uffici pubblici che sono come i cimiteri, dove su ogni porta si potrebbe scrivere: Qui giace il signor tal dei tali”, come ha affermato un drammaturgo autriaco.

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