Condomini, no amministratori fai da te.
Potrà farlo solo un professionista?

Stop agli amministratori condominiali “amatoriali” e via libera solo a “professionisti” capaci di garantire la miglior gestione di patrimoni immobiliari spesso di grandi dimensioni e che presentano aspetti complessi. A proporre di far scattare il semaforo rosso per gli amministratori condominiali “fai da te”, capaci a volte di provocare seri problemi, come hanno scoperto (e sono destinati a scoprire) molti residenti in palazzi che hanno goduto del Superbonus, è una proposta di legge che come prima firma porta quella dell’onorevole Elisabetta Gardini. Un tentativo di riscrivere una materia da anni al centro di pesantissime critiche, nato con l’obiettivo di alzare nettamente il livello di una categoria che accanto a ottimi o bravi amministratori annovera troppi improvvisati (ma in qualche caso anche cialtroni pronti a intascare una “stecca” per far eseguire lavori) e di mettere ordine in termini di fra requisiti, controlli e responsabilità, assemblee, parti comuni, revisione dei conti, proponendo un elenco nazionale degli amministratori.

I nuovi amministratori dovranno avere una laurea triennale, i vecchi dovranno prenderla?

Dicendo basta agli amministratori amatoriali per cedere il posto a “colleghi professionali” che abbiano conseguito obbligatoriamente una laurea triennale (in ambito giuridico, economico o gestionale, come Scienze dei servizi giuridici, Scienze dell’economia e della gestione aziendale, o titoli equipollenti) al posto del classico corso di formazione o dell’esperienza sul campo. Una “rivoluzione” destinata a far scomparire moltissimi dei condòmini eletti dall’assemblea per risparmiare sul compenso del professionista , visto che la riforma parificherebbe completamente requisiti e responsabilità tra amministratori professionisti e amministratori interni, e che difficilmente un “normale inquilino” votato solo per tenere bassi i costi accetterebbe il rischio di accollarsi possibili denunce, cause, risarcimenti, ma anche perché molti amministratori, soprattutto se in età non più verdissima, potrebbero non aver nessuna voglia di tornare sui libri per laurearsi.

Corsi di formazione “speciali” potrebbero evitare a vecchi amministratori esperti d’essere buttati fuori dal mercato?

Semprechè, come qualcuno ha suggerito, non si conceda una sorta di  “laurea honoris causa” operativa come riconoscimento a chi ha dimostrato, in decenni di attività alle spalle, di aver maturato una grande esperienza sul campo, magari con percorsi di formazione alternativi alla laurea . Consentendo di evitare l’espulsione dal mercato per professionisti esperti, ma privi di “titolo di dottore”, di poter invece figurare nel nuovo elenco nazionale, sia degli amministratori sia dei revisori contabili condominiali (nuova importante figura introdotta con il compito di verificare, grazie a una una laurea economico contabile e a competenze avanzate in materia di bilanci e trasparenza, le scritture, i conti e le rendicontazioni presentate dall’amministratore, con un ruolo di garanzia a favore dei condòmini e, indirettamente, a tutela degli stessi amministratori seri) tenuto dal ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Revisori contabili condominiali, per garantire ad amministratori e amministrati che i conti tornino davvero

Un elenco destinato, negli obiettivi, a non rappresentare un semplice “aggravio di burocrazia”, comunque temuto dai più scettici, ma a rappresentare un vero strumento di certificazione e vigilanza, al quale accedere solo dimostrando di possedere laurea, formazione specifica, requisiti di onorabilità e copertura assicurativa professionale, con la possibilità per i condomini di verificare che il nuovo amministratore possieda il “bollino” per poter esercitare il proprio ruolo. Un progetto destinato a tracciare una linea netta con il passato per riscrivere il futuro della storia della gestione dei condomini con l’obiettivo, proprio passando dall’ “amatoriale al professionale” di avere più delibere incontestabili e meno cause in tribunale, più sicurezza e pianificazione dei lavori straordinari, soprattutto in anni di adeguamenti energetici e strutturali antiterremoto, ma anche di semplificare la comunicazione con i condòmini, grazie alla digitalizzazione dei documenti e alla trasparenza di bilanci e spese, mettendo in rete piattaforme software, portali condominiali e strumenti di pagamento elettronico.

Appc pronta a chiedere che il condominio abbia “personalità giuridica

Ma, allo stesso tempo, come sempre accade con le novità, una proposta di legge che ha subito trovato“favorevoli” e “contrari”: i primi pronti a sottolineare come la scelta, sulla scia di analoghe decisioni adottate in altri Paesi d’Europa, non possa che migliorare, professionalizzandola, la governance immobiliare; i secondi a denunciare il rischio di espellere dal mercato piccoli operatori non strutturati. Un tema dunque caldo, sul quale è intervenuto anche un grande esperto di tutto quanto ha che vedere con il mattone, Vincenzo Vecchio, presidente nazionale di Appc (Associazione piccoli proprietari immobiliari) e storica “firma” del quotidiano Il Sole24 ore, che in occasione dell’assemblea nazionale, pur applaudendo il progetto di legge Gardini, ha sottolineato come alcuni punti non siano del tutto convincenti. Un esempio “ Il “passaggio sui revisori” sui quali Appc ha già anticipato che “formulerà le proprie osservazioni costruttive” in un documento in cui chiederà inoltre “ il riconoscimento della personalità giuridica del condominio e la semplificazione degli adempimenti burocratici, elementi chiave per rendere efficaci anche i progetti di rigenerazione urbana”.

Il rischio? E’ che i nuovi costri provochino una “fuga” dai condomini per troppe spese…

Ma c’è anche chi, da non addetto ai lavori e tantomeno esperto, ha formulato una sola semplice condiderazione: i costi condominiali sono già spesso difficili da sostenere. Aumentando non provocheranno una fuga dai “palazzoni”?

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