Una diagnosi dovrà dire se la casa in caso di terremoto crollerà o resterà in piedi

Introdurre l’obbligatorietà della diagnosi dell’edificio, o di più edifici connessi, dal punto di vista del rischio statico, antisismico e, più in generale, della sicurezza dell’edificio in funzione della tipologia costruttiva e dello stato di conservazione dell’edificio stesso. È questo il punto da cui partire se si vorranno davvero evitare, in futuro, tragedie come quella provocata dal terremoto del 24 agosto che ha scosso, per l’ennesima volta, la terra e con essa anche la coscienza di sempre più italiani che si sono stancati della conta dei morti, delle polemiche, di sgtorie di soldi che avrebbero dovuto essere destinati a mettere in sicurezza edifici pubblici e che invece chissà che strade hanno preso, in che tasche sono finiti… A chiedere l’obbligo di fare un ceck up alle case sono i responsabili dell’Ance, l’associazione nazionale costruttori edili, che hanno messo a punto una proposta destinata all’attenzione dei decisori pubblici e finalizzata a definire misure operative, fiscali e costruttive per mettere in sicurezza il nostro Paese, in particolare in quelle aree catalogate come zona 1 e zona 2 dalla classificazione sismica.  Per quanto riguarda gli immobili pubblici, Ance propone un piano di prevenzione del rischio sismico che, sul modello di quello già previsto per la messa in sicurezza delle scuole e la riduzione del rischio idrogeologico, consenta di intervenire su tutte le strutture pubbliche con una visione unitaria e con la necessaria concentrazione dei fondi.  Per gli edifici destinati ad attività commerciali, secondo Ance bisogna prevedere la messa in sicurezza entro un periodo di 10 anni, pena la perdita dell’agibilità dell’edificio. Sugli immobili utilizzati come abitazioni private, infine, settore nel quale “bisogna fare una valutazione sulle case per destinazione d’uso, epoca di costruzione e tipologia della struttura edilizia (sempre in funzione della zona di rischio) in modo da quantificare la dimensione necessaria degli interventi di messa in sicurezza”, Ance ha stilato un piano con quattro linee d’azione. La prima prevedere regole che consentano di aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza del rischio da parte della popolazione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto prevedendo che a tutti i contratti di trasferimento della proprietà o di locazione di un bene sia allegata la documentazione, redatta sulla base delle informazioni rese disponibili dalle istituzioni nazionali e locali, che attesti sinteticamente il rischio e fornisca informazioni sull’edificio. Il secondo passo consiste nell’ introdurre l’obbligatorietà della diagnosi dell’edificio, o di più edifici connessi, dal punto di vista del rischio statico, antisismico e, più in generale, della sicurezza dell’edificio in funzione della tipologia costruttiva e dello stato di conservazione dell’edificio stesso. È un aspetto fondamentale, spiegano i responsabili di Ance, perché da esso deriva la reale cognizione sulla vulnerabilità degli immobili, sulla base della quale qualunque proprietario viene messo nella condizione di scegliere quali interventi realizzare per la riduzione del rischio. Per rendere meno onerosa l’operazione, Ance propone la detrazione fiscale dell’intero costo necessario per la diagnosi degli edifici nelle zone sismiche 1 e 2, quantomeno per quelli realizzati ante 1974. Per quanto riguarda le nuove abitazioni, il piano prevede l’obbligo di fornire all’acquirente, all’atto del rogito, la documentazione relativa alle caratteristiche tecniche e statiche dell’immobile, unitamente alla descrizione delle azioni necessarie per una corretta manutenzione dell’edificio. Terza mossa: utilizzare la leva delle detrazioni d’imposta per consentire di realizzare interventi di adeguamento sismico che permettano di mettere in sicurezza interi edifici recuperando una quota (il 65 per cento) dei costi sostenuti, possibilmente in un periodo anche più breve, per chi ha capienza, rispetto ai 10 anni previsti dalla legislazione vigente. Il tutto rimuovendo gli attuali limiti che per tali interventi restringono i benefici alle sole prime case e agli edifici a destinazione produttiva e prevedendo un finanziamento per i meno abbienti dietro la cessione del credito fiscale risultante. Inoltre occorrerebbe fissare un congruo periodo per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza, pari a 10 anni dal varo del piano per la messa in sicurezza degli edifici in zona 1, e a 20 anni per quelli in zona 2. Il progetto ipotizza, come possibili sanzioni, la non cedibilità dell’immobile e l’esclusione della possibilità di accesso a contributi pubblici per la ricostruzione in caso di eventi calamitosi. Non ultime, alcune idee sulle assicurazioni da calamità naturali. Ance propone di introdurre l’assicurazione obbligatoria su tutto il territorio nazionale con una regolazione ben definita in termini di massimali, franchigie e premi, in modo da evitare eccessive distorsioni nell’applicazione delle polizze nelle varie zone con differenziali di rischio. Si può ipotizzare un’obbligatorietà dopo alcuni anni dal varo del piano di prevenzione antisismico, in modo da consentire ai proprietari di adeguare i propri immobili alle prescrizioni di intervento e così ridurre il rischio dell’evento calamitoso abbattendo, allo stesso tempo, il premio assicurativo. È infine necessario introdurre una qualificazione delle imprese che operano sul mercato in modo da garantire la corretta e adeguata realizzazione degli interventi, attraverso l’utilizzo delle migliori e più adeguate tecnologie costruttive.

pubblicato il 19 Settembre 2016 da
in L'analisi
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