Superbonus, un fallimento annunciato. Eppure per evitarlo sarebbe bastato copiare

Le tante e pesantissime emergenze legate al blocco dei cantieri interessati al super bonus per ristrutturare casa, la politica fiscale immobiliare, il mercato delle locazioni: sono stati questi i grandi temi al centro dell’incontro fra Maristella Gelmini, ministro per gli affari regionali e le autonomie nel governo Draghi, e il presidente della Appc, Vincenzo Vecchio, ospite a Roma per presentare al ministro le “linee guida” per il mondo del mattone italiano elaborate dai vertici dell’associazione piccoli proprietari di case nel convegno di Genova del maggio scorso. Un documento di analisi del settore, dei suoi numerosissimi problemi e delle sue possibili soluzioni viste con l’occhio di chi in questo mondo opera ogni giorno, che non poteva non aprirsi con la situazione di blocco della cessione dei crediti per il superbonus che “sta determinando il rischio di fallimento per molte imprese e frustrando le attese e le speranze o illusioni di molti cittadini”, come ha esordito Vincenzo Vecchio facendo immediatamente e senza giri di parole una premessa: ad Appc (così come a moltissimi altri “addetti ai lavori”) era apparso da subito come le norme che hanno introdotto il super bonus rappresentassero “un tentativo destinato a naufragare per la complessità dei controlli ma anche per la mancanza di conflitti di interesse tra committente, condominio o singolo proprietario, e appaltatore. Un meccanismo che per sua natura”, ha affermato il presidente nazionale di Appc, “si prestava a truffe colossali, a esecuzione di opere da parte di soggetti non qualificati ed era legato a controlli burocratici complessi e costosi.”. Tutte previsioni puntualmente verificatesi, come spessissimo avviene quando ad analizzare un progetto sono “esperti veri” e non esponenti politici non solo del tutto impreparati in materia ma neppure pronti a “imparare”. Ascoltando, appunto, chi sa, come ha invece deciso di fare il ministro Maristella Gelmini. La “frittata” dunque ormai è stata fatta, ma questo non vuol dire che non occorra intervenire per tentar di ripulire il più possibile il danno fatto. Ma come? “Oggi occorre innanzitutto limitare i danni che si sono creati evitando il blocco totale dei cantieri”, ha affermato sempre Vincenzo Vecchio, “ ma nello stesso tempo è tanto indispensabile quanto urgente preparare interventi strutturali nel campo del recupero del patrimonio edilizio esistente”. Partendo, magari, da un lontano passato ma ancora attualissimo: “Un nuovo Piano Fanfani”, ha suggerito il presidente nazionale di Appc (riferendosi al progetto avviato nel dopoguerra per incrementare l’occupazione agevolando la costruzione di alloggi economici per i lavoratori, durato 14 anni e diventato uno dei più importanti esempi di realizzazione nel campo dell’edilizia sociale nel nostro Paese, noto come  piano INA-Casa o appunto Piano Fanfani dal nome del senatore, Amintore Fanfani appunto,  che lo ideò e lo presentò al Consiglio dei ministri) destinato “ a coinvolgere tutto il patrimonio immobiliare, obiettivo realizzabile attraverso un meccanismo finanziario che impegni lo Stato a fare solo da garante, a fronte di una garanzia reale, per un prestito di durata quarantennale a tasso zero, con garanzia reale ed eventualmente rafforzato da una detrazione fiscale parziale. In questo modo i controlli non sarebbero necessari, il committente sarebbe il soggetto più interessato a un impiego delle risorse razionale e efficace”. Una proposta definita “meritevole di un approfondimento” da parte del ministro che ha comunicato di voler al più presto verificare la possibilità di aprire un tavolo di confronto con le associazioni di categoria coinvolgendo tutte le parti interessate. E toccando tutti i temi: come quelli della fiscalità immobiliare e del catasto, in merito ai quali Maristella Gelmini ha ribadito “che la riforma voluta dal Governo ha due presupposti: equità e invarianza del gettito”. “Occorre una riforma del catasto che superi l’attuale situazione di iniquità palese, di immobili fantasma, di super valutazione delle rendite di alcuni immobili, ma mantenendo fermo, anzi riducendo, il prelievo fiscale”, ha immediatamente replicato Vincenzo Vecchio, convinto che “dal catasto quale strumento di imposizione fiscale patrimoniale occorra passare a un catasto strumento di politica e di programmazione urbanistica e a un’imposizione solo reddituale in conformità con i principi costituzionali”, e decisissimo a chiedere ” una sempre maggiore chiarezza e un sempre maggior coinvolgimento delle associazioni nelle scelte di rilevazione dei valori immobiliari”. Per quanto riguarda, infine,  le locazioni commerciali  hanno visto il presidente dell’ Appc porre l’esigenza di “una revisione della ormai vecchia legge 392 del 1978 oltre all’applicazione, opzionale, della cedolare secca e della possibilità di stipulare contratti concordati anche per le tipologie di contratti diversi dalle abitazioni, scelta che consentirebbe a rendere più flessibile il mercato e determinerebbe un’offerta a canoni contenuti”.

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