Imprese edili, non servono sconti sulle imposte ma finanziamenti per aprire i cantieri

“È come dare il pane a chi non ha i denti”. Così un imprenditore edile ha commentato la decisione del Governo di incentivare gli interventi di valorizzazione edilizia grazie alle nuove Misure urgenti per la crescita economica a un regime fiscale agevolato confermando l’imposta di registro ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro, invece dell’aliquota ordinaria del 9 per cento del valore dichiarato nell’atto, a favore delle imprese di costruzioni o delle società immobiliari che avranno tempo 10 anni per rivendere gli immobili. “Un provvedimento che, da solo, non potrà avere nessun reale importante effetto sulla ripartenza dei cantieri, così come del resto l’ampliamento delle agevolazioni che ha aggiunto, alla già esistente attività di demolizione e ricostruzione (con variazione volumetrica, quando ammessa dalle norme urbanistiche), tre nuove tipologie di intervento edilizio: manutenzioni straordinarie, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazioni edilizie. Perché quello che serve sono i soldi per avviare i cantieri e con le banche che non concedono finanziamenti, a meno di fornire garanzie pesanti che pochissime imprese possono dare, siamo punto e a capo. Belle parole, ma i cantieri restano fermi. E per muoverli c’è solo una strada: quella che porta le banche a finanziare,, ovviamente dopo aver attentamente valutato che l’iniziativa immobiliare “abbia le gambe per camminare” i cantieri, con soldi veri, con tassi sostenibili. Allora sì vedremo rifiorire i cantieri edili che, non dimentichiamolo, rappresentano lo strumento non solo per avere case “belle” ma anche sostenibili, che riducano i costi energetici e quindi l’inquinamento. E basta guardarsi attorno per capire quanto bisogno ci sia di interventi edili, per migliorare le città e la qualità della vita. Obiettivi che, ripeto, non si raggiungono con iniziative “di facciata” ma con i finanziamenti alle imprese”. Un’analisi, quella fatta dall’imprenditore edile, che preferisce restare anonimo, condivisa dal socio nella ditta di costruzioni e ristrutturazioni che, da anni ormai risente di una crisi che ha messo il settore in ginocchio: “L’agevolazione condizionata alla vendita entro dieci anni dell’unità immobiliare, (ma anche al rispetto delle norme antisismiche e all’adeguamento degli impianti e delle strutture in termini di efficienza energetica, almeno di classe A, B oppure nZeb, il cosiddetto “energia quasi zero”, ottenibile fino all 31 dicembre 2021, sulla carta appare una bellissima iniziativa, ma nella realtà è destinata a smuovere poco o nulla. Il Governo se vuole davvero che il mercato immobiliare si rimetta in movimento deve creare i presupposti perchè le imprese del settore “sane”, in grado di di dmostrare di aver sempre saputo lavorare bene e onestamente, di fronte all’opportunità di rilevare vecchi edifici da demolire e ricostruire o da ristrutturare possano contare su una vera liquidità concessa dagli istituti di credito. Non come accade oggi che se uno va in banca a chiedere 100mila euro per far partire un piccolo cantiere gli viene chiesto di depositarne altrettanti vincolati…. Perché è questo che succede: magari i politicanti, che non vivono in un mondo reale ma parallelo e non conoscono, non avendolo mai fatto, le regole del gioco per chi lavora davvero, non lo sanno. Ma se provano a informarsi lo scopriranno facilmente….”.

pubblicato il 22 Luglio 2019 da
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