Contratto d’affitto agevolato non valido
anche se è firmato dall’associazione?

Diversi contratti “agevolati” di locazione di immobili a uso abitativo a canone concordato (3+2), di locazione transitoria e per studenti universitari, rischiano di essere “annullati”, con possibili conseguenze sia per i proprietari sia per gli inquilini, e questo nonostante gli stessi contratti siano stati asseverati, e dunque “garantiti”, dai rappresentanti delle associazioni che hanno aderito solo successivamente all’accordo  territoriale stipulato  da altre  associazioni firmatarie di quello nazionale? Il rischio esiste, ed “emerge” tra le righe di un documento firmato dal presidente della Appc di Brescia e Bergamo, Vincenzo Vecchio, inviato all’amministrazione comunale di Bergamo proprio in merito all'”attestazione di conformità ad accordi territoriali in applicazione del Decreto ministeriale del 16 gennaio 2017″. Ovvero il decreto che   ha fissato i criteri  per la realizzazione degli accordi da definire in sede locale per la stipula dei contratti di locazione agevolati, di durata inferiore ai 4 anni, sulla base di modelli contrattuali ben definiti e a canoni  determinati dagli accordi territoriali sottoscritti dalle stesse associazioni della proprietà  e dei conduttori. Tutti temi ben noti ai rappresentanti delle diverse associazioni nate per tutelare proprietari immobiliari e inquilini e che dovrebbero essere condivisi in “tavoli di lavoro” convocati  dai  Comuni interessati, (capoluoghi di provincia e  comuni con più di 10 mila abitanti) o, in alternativa, qualora i Comuni non provvedano alla convocazione, da una qualsiasi delle organizzazioni. Ed è proprio a uno di questi tavoli di lavoro, convocato a Bergamo, che è “scoppiato il caso”, sollevato da chi a quel tavolo avrebbe dovuto essere convocato e invece non è stato: Vincenzo Vecchio, che nella sua lettera inviata al Sindaco di Bergamo ha immediatamente evidenziato come non esista ” nessun problema particolare se  nel Comune  gli accordi sono stati sottoscritti da parte di tutte le organizzazioni che poi provvedono alla assistenza o alla  attestazione”,  ma come il problema si ponga invece, eccome, nel caso in cui non tutte le organizzazioni abbiano  sottoscritto l’accordo e ciò perché  non inviate  all’incontro previsto dalla norma o perché non hanno ritenuto di accettarlo”. Ma non è tutto: sempre a Bergamo diversi contratti “agevolati” sarebbero stati infatti asseverati da un’associazione che non avrebbe sottoscritto direttamente l’accordo, ma avrebbe  aderito solo dopo  quasi un a anno a quello già stipulato.  Col rischio che tutte le sue asseverazioni diventino carta straccia. Con quali risultati? “Premesso che stipulare un contratto conforme agli accordi  territoriali e  ai modelli ministeriali determina vantaggi  fiscali (riduzione del reddito imponibile del fabbricato, cedolare secca ridotta al 10 per cento se si opta per tale  scelta, riduzione della base imponibile per l’imposta di registro) e  importanti agevolazioni per l’inquilino, il rischio è che tutto questo decada, e che  ci siano effetti giuridici, come per esempio il fatto che i contratti vengono ricondotti alla durata  dei 4 anni + 4”, evidenzia sempre Vincenzo Vecchio. “E anche vero che in alcuni Comuni si è  ritenuta comunque valida un’adesione all’accordo successiva alla stipula degli agli accordi territoriali, ma tale impostazione  è in palese contrasto con lo spirito della norma: basta leggerla per comprendere che  chi ha aderito successivamente non è  qualificabile come sottoscrittore dell’accordo, a meno che l’accordo non abbia espressamente previsto  la possibile sottoscrizione successiva.  L’accordo”, conclude Vincenzo Vecchio, “è un contratto con le parti  ben definite al momento della sottoscrizione e l’aggiunta di un soggetto diverso,  successivamente  alla stipula, potrebbe non essere  consentita da  qualche  contraente originario. Senza dimenticare che il problema potrebbe porsi sia in sede di interpretazione giudiziaria del contratto sia in sede di contenzioso con l’Agenzia delle Entrate”. Un nuovo caso, ma che potrebbe essere facilmente “chiuso” attraverso una strada indicata nello stesso documento dal presidente di Appc Bergamo e Brescia: “La soluzione possibile, oltre che più lineare  e valida, è  che tutte le organizzazioni e le nuove che intendano aderire  sottoscrivano un nuovo accordo, anche identico al precedente, per contenuto, e procedano a nuovo deposito. Oppure le organizzazioni escluse dal precedente accordo potrebbero stipularne uno nuovo  e provvedere al deposito. Se queste organizzazioni (di proprietari e inquilini)  fanno parte delle associazioni nazionali che hanno sottoscritto l’accordo ministeriale si avranno nel Comune  più accordi territoriali e i contraenti  potranno avvalersi della stipula  del contratto riferendosi  alternativamente a uno qualsiasi degli accordi”.

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  • Marco ha detto:

    In pratica, se l’associazione sbaglia, io che sono il proprietario cosa rischio? Mi chiedo se sono io poi a pagare un’eventuale multa! Grazie.

  • CasaVuoiSapre - segui questo postSegui discussione
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